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La formazione e le influenze classiciste
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La prima parte della mostra Corot e l'Arte Moderna, Sovenirs et Impressions, allestita presso il Palazzo della Gran Guardia a Verona, contestualizza l'opera di Corot nel panorama artistico a cavallo tra '700 e '800. In questo contesto Corot può essere infatti definito l'ultimo dei classici. La sua formazione infatti avviene nel solco della tradizione del paesaggio storico del '600 e '700.
E' con il Rinascimento che pian piano la natura incomincia ad entrare nelle rappresentazioni artistiche. Per tutto il medioevo infatti la natura era rimasta esclusa dai fondi piatti della pittura pre rivoluzione giottesca, luogo oscuro, sconosciuto, pericoloso con cui confrontarsi e combattere una lotta per la sopravvivenza, non un tema da rappresentare. E' con il Rinascimento che l'uomo ritrova sicurezza nel rapporto con la natura, riesce ad avere ragione di essa, a controllarla e piegarla al suo fine. Proprio con il Rinascimento nasce e si sviluppa il giardino all'italiana in cui la natura è completamente piegata alla fantasia e alla volontà dell'uomo. Ecco quindi che non più temuta, la natura incomincia ad entrare nelle rappresentazioni pittoriche, diventandone timido ornamento prima e poi progressivamente cornice e tema tanto più che la pittura non è più indissolubilmente legata alla rappresentazione religiosa. Autori come Mantegna, Raffaello, Botticelli, Leonardo faranno proprio della rappresentazione accurata della natura e di tutti i suoi ornamenti: piante, alberi paesaggi, un elemento fondamentale delle proprie opere e spesso baseranno la propria fama sulla capacità di renderla: Ille hic est Raphael timuit quo sospite vinci, rerum magna parenset moriente mori verrà scritto sulla tomba di Raffaello nel Pantheon.
La natura e, in una delle sue forme più importanti di raffigurazione, il paesaggio, avranno da qui sempre maggiore importanza come tematiche pittoriche proprie, e lo avranno in maniera direttamente proporzionale allo sviluppo urbanistico in Europa quasi che, tanto più l'uomo si allontana da essa, quanto più sente la necessità di raffigurarla e di sentirla vicina almeno simbolicamente come raffigurazione pittorica.
Con il '600 in particolare, artisti come Annibale Carracci, Poussin, il Bassano incominciano a dare sempre maggiore rilievo, anche proprio a livello di proporzioni, alla natura e al paesaggio all'interno delle proprie rappresentazioni. Il paesaggio tuttavia resta ancora subordinato e funzionale alla raffigurazione della storia raccontata all'interno del dipinto. La figura umana è in primo piano e ha ancora preminenza nella narrazione che mette in scena. Il paesaggio è quindi ancora sfondo e tramite al racconto religioso o mitologico, ma nella sua rappresentazione è sempre maggiore la cura che viene posta dall'artista. Il paesaggio viene costruito con la rappresentazione di piani successivi, scanditi da elementi vari quali alberi, edifici, colline, laghi, montagne. A questo tipo di paesaggi appartengono ad esempio lo splendido Paesaggio con Orfeo ed Euridice di Nicolas Poussin e una Lapidazione di Santo Stefano di Annibale Carracci, entrambi provenienti dal Louvre.
Altri artisti ancora come Claude Lorrain, rendono sempre più importante il paesaggio all'interno della narrazione. La figura umana perde progressivamente di importanza e di dimensioni. Con il '700 in particolare, si perde sempre più l'interesse per il racconto, e la figura umana rimane relegata quasi ad accessorio del dipinto come viene esemplificato nella mostra Corot e l'Arte Moderna di Verona in opere come Paesaggio di Nicolas de Largilliere.
In quest prima sezione viene mostrato come Corot si collochi per molti versi nel solco della tradizione seicentesca e settecentesca del paesaggio, mediata dai suoi due principali maestri e fonte di ispirazione Achille Etna Michallon e Pierre Henri de Valenciennes del quale sicuramente Corot lesse il trattato di pittura.
Finora, lo studio dell'arte di Corot ha sempre teso a metterne in evidenza la grande modernità, che fu uno dei suoi tratti. Modernità, non sempre consapevole in Corot che comunque era figlio dei suoi tempi, ma che emerse da una concezione ancora abbastanza tradizionalista del modo di rappresentare la natura e il paesaggio come si può vedere nel suo Omero e i Pastori o Democrito e gli Abderitani.
Per maggiori informazioni:
info@mostralouvreverona.com
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